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Sviluppi politico-istituzionali

 

Sviluppi politico-istituzionali

Repubblica dell'Iraq 
Dati principali 
Capitale: Baghdad
Superficie: 438.317 km2
Popolazione: 36 milioni
Presidente della Repubblica: Fu'ad Ma'sum (Unione Patriottica del Kurdistan), eletto il 24 luglio 2014
Primo Ministro: Haydar Al-Abadi (Partito Islamico Da'wa), eletto l'11 agosto 2014

Nel gennaio scorso, il Governo iracheno è riuscito, dopo la mancata approvazione di un bilancio per il 2014, a finalizzare il budget per l’anno in corso, per l’ammontare di $102.6 miliardi.

Il bilancio approvato prevedeva un deficit annuale intorno ai $22 miliardi che si è andato allargando col passare dei mesi sia a causa delle crescenti spese militari per fronteggiare Da’esh sia a causa del prezzo del petrolio sensibilmente più basso di quello previsto dal Governo a inizio anno. Per correre ai ripari, si sono intensificati gli sforzi del Governo Abadi per ottenere finanziamenti internazionali.

La ripresa di Tikrit da parte delle Forze di Sicurezza irachene a fine marzo, il rialzo del prezzo del petrolio e il recupero della capacità di produzione dei terminal petroliferi di Bassora in maggio sembravano ridare forza al Governo Abadi. Tuttavia, la caduta di Ramadi, capitale della provincia di Anbar, il nuovo calo del prezzo del barile tra giugno e luglio e i contrasti con la Regione del Kurdistan per la mancata corresponsione di quanto stabilito negli accordi di settembre "Oil for revenues" hanno rimesso in discussione la posizione del Governo.

Ai problemi di bilancio e a quelli militari si sono aggiunti quelli di carattere sociale: numerose manifestazioni in tutto il paese si sono svolte contro il Governo per la mancata corresponsione degli stipendi, per l'aumento dell'imposizione fiscale e per le accresciute imposte doganali. L'avvento dell'estate e del caldo ha fatto riemergere l'inadeguatezza del servizio elettrico provocando ondate di manifestazioni in tutto l'Iraq che hanno assunto i connotati di proteste contro il Governo e contro la corruzione dilagante nell'amministrazione pubblica. Le proteste sono continuate a luglio e agosto, ricevendo il sostegno dell'Ayatollah al-Sistani, la più alta carica religiosa sciita del Paese. Le pressioni popolari per l'avvio di riforme credibili per tagliare gli sprechi ed eliminare la corruzione sono state accolte dal Primo Ministro Abadi, che ha presentato al Parlamento un ambizioso pacchetto di riforme che è stato approvato all'unanimità. Tra le misure più importanti, l'abolizione delle tre vicepresidenze della Repubblica e delle tre vicepresidenze del Consiglio dei Ministri, la riduzione delle scorte dei funzionari governativi, la razionalizzazione dei Ministeri e l'attivazione di un Consiglio Nazionale anti-corruzione che dovrà indagare sull'impiego dei fondi pubblici.

L'impegno profuso da Abadi nella lotta alla corruzione e ai disservizi, se da un lato gli ha garantito l’appoggio popolare, sembra dall’altro mettere in secondo piano l’andamento non favorevole della campagna contro Da’esh: il piano di liberazione di Mosul – priorita’ assoluta del Governo a inizio anno - è ben lontano dall’entrare nella sua fase attuativa, tanto più che la liberazione di Ramadi procede a rilento a causa della dura opposizione delle milizie terroristiche.

A metà agosto, è stato reso noto il rapporto speciale sulle responsabilità politiche e militari della caduta di Mosul nell’estate dello scorso anno. Compaiono tra i nomi dei responsabili quelli dell’allora Capo di Stato Maggiore Babakir e dell’allora Governatore Nujaifi, ma in primis emerge il nome dell’ex Capo del Governo, Al-Maliki, accusato di aver sottostimato la portata della minaccia e di non essere corso ai ripari predisponendo un’opportuna difesa d’emergenza della città.

La richiesta di portare a giudizio Maliki e gli altri responsabili, potrebbe aggiungere ulteriore instabilità al precario equilibrio politico iracheno, visto che l'ex Premier gode ancora di una forte influenza tra la componente sciita nel Paese e dell'appoggio politico dell'Iran.


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