Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK
ambasciata_baghdad

Tragedia umanitaria in Iraq. I civili si confermano le vittime maggiori dellaguerra con oltre 8 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria e 3 milioni gli sfollati, di cui 1 milione di bambini. I morti solo nel 2015 sono stati 16.204 e a gennaio 2016 sono già 1.195 morti con una quantificazione necessaria di aiuti intorno a 800 milioni $.l'Iraq sta affrontando una delle peggiori crisi economiche e umanitarie di sempre

Data:

17/02/2016


Tragedia umanitaria in Iraq. I civili si confermano le vittime maggiori dellaguerra con oltre 8 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria e 3 milioni gli sfollati, di cui 1 milione di bambini. I morti solo nel 2015 sono stati 16.204 e a gennaio 2016 sono già 1.195 morti con una quantificazione necessaria di aiuti intorno a 800 milioni $.l'Iraq sta affrontando una delle peggiori crisi economiche e umanitarie di sempre

Tragedia umanitaria in Iraq. I civili si confermano le vittime maggiori dellaguerra con oltre 8 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria e 3 milioni gli sfollati, di cui 1 milione di bambini. I morti solo nel 2015 sono stati 16.204 e a gennaio 2016 sono già 1.195 morti con una quantificazione necessaria di aiuti intorno a800 milioni $.l'Iraq sta affrontando una delle peggiori crisi economiche e umanitarie di sempre

La situazione umanitaria

Il rapporto dell’ONU sulla Protezione dei Civili nel Conflitto rende noto che, in quasi dueanni di guerra contro Dae’sh , in Iraq, sono morti circa 19.000 civili, 3500 sono donne e minori yazidi ridotti in schiavitù, bambini soldato uccisi perché in fuga dai combattimenti, oltre 3 milioni gli sfollati, di cui un milione bambini, oltre che un rastrellamento delle minoranze yazidi, cristiane. Nel rapporto si conferma che : il prezzo della guerra è pagato in prevalenza dai civili, sia per mano dei jihadisti, che di militari governativi e dei loro alleati.

Sempre secondo l’ONU i dati forniti sono sottostimati e, analogamente a quanto ritenuto dai paesi membri presenti nel territorio iracheno, tra cui l’Italia,denuncianole atrocità e le violazioni del diritto umanitario sia da parte di Dae’sh che da parte delle milizie alleate dell’esercito di Baghdad; inoltre il rischio crisi umanitaria rischia di aggravarsi anche con l’offensiva vittoriosa dell’esercito iracheno contro Dae’sh a Ramadi e con le probabili prossime offensive,quali Falluja e Mosul, crocevia geostrategico del Paese e più in generale del Medio Oriente nel quale sono stimati un milione e mezzo di residenti.

Nelle aree dell’Iraq in cui esercita ancora il controllo, Dae’sh commette gravi violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani. Vi figurano l’uccisione sistematica di civili, ivi comprese donne e bambini, i rapimenti, gli stupri e l’assoggettamento di donne e bambini in schiavi sessuali , il reclutamento di bambini soldato, molti dei quali sarebbero prelevati dalle loro case e condotti in campi di addestramento nei territori limitrofi della Siria; la continuazione della distruzione di luoghi di culto e siti culturali di particolare rilevanza, come il monastero di St Elijah a Mosul, uno dei più antichi monumenti cristiani nel Paese.

Molte sono state e sono tutt’oggi le atrocità ed i crimini di guerra commessi dai miliziani di Dae’sh contro le Forze armate irachene. Lo scorso anno si è verificata una delle più drammatiche vicende dall’inizio del conflitto nel 2014, i cui risvolti non sono ancora totalmente emersi. Si tratta del massacro di Camp Speicher, nei pressi di Tikrit, e di cui abbiamo la testimonianza di 12 sopravvissuti, perpetrato nel giugno 2014 con 1700 soldati iracheni, in gran parte sciiti, catturati dai terroristi jihadisti e condotti in un’aerea dove erano precedentemente state scavate delle fosse, e di cui la maggioranza hanno trovato la morte mentre il restante dei soldati iracheni sono stati decapitati e gettati nel Tigri. Ultimo ma non meno importante la settimana scorsa l’attentato al centro commercialeJawaher, nel cuore di Baghdad, abitato in maggioranza dai sciiti, con 67 morti e almeno 200 feriti e allo stesso tempo un altro attentato in un bar a Muqdadiyah, a 100 chilometri a nord-est di Baghdad, ha provocato la morte di almeno 20 persone e il ferimento di decine di vittime

La comunità internazionale, le organizzazioni internazionali umanitarie e le organizzazioni non governative uniscono i loro sforzi per affiancare il governo iracheno nel difficile compito di fare fronte alla crisi.

L’Italia è in prima linea nello sforzo per alleviare la difficile situazione umanitaria in Iraq: due anni fa è stato allestito un ponte umanitario d’emergenza attraverso sei voli militari che hanno trasportato derrate alimentari e materiale di prima necessità a seguito delle prime ondate di sfollati nel Kurdistan iracheno. Il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale ha assegnato complessivamente oltre tre milioni di Euro ( nuovi programmi di aiuto per un valore di 1.4 milioni sono stati allocati alla fine del 2015 e saranno attivati in primavera) per affrontare l’emergenza umanitaria che interessa il Kurdistan iracheno, finanziamenti in parte già impiegati grazie all’opera di ONG italiane operanti nel territorio. I settori su cui l’intervento si sta focalizzando sono principalmente l’istruzione e la sanità.

Oltre al canale bilaterale, l’Italia finanzia le Agenzie dell’ONU che operano nel paese. Tra i vari finanziamenti del canale ,multilaterale il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale ha da ultimo assegnato 500.000 Euro a UNICEF per un programma riguardante l’assistenza e il sostegno psico-sociale delle donne minori vittime di violenza ed appartenenti a minoranze religiose, 500.000 Euro a UNHCR per favorire la ricostruzione di un campo sfollati in Kurdistan, 300.000 ad UNESCO per un programma sulla salvaguardia del patrimonio culturale ed archeologico sotto il controllo diDae’sh , 1,000,000 di euro al PAM per alleviare le condizioni di sfollati e di rifugiati nella regione autonoma curda

Già nella scorsa primavera, le Nazioni Unite avevano lanciato un segnale d’allarme relativo alla difficoltà di mantenere tutti i programmi di aiuto esistenti in mancanza di uno sforzo finanziario adeguato dei paesi membri dell’ONU. Mentre il numero complessivo di sfollati non fa che aumentare, da luglio 2015 circa l’80% delle cliniche di emergenza gestite da ONU e World Health Organization in Iraq hanno cessato di essere operative, per mancanza di fondi. A fine gennaio 2016, il Vice rappresentante del Segretario generale nel Paese, deputata a coordinare la risposta delle Agenzie umanitarie,Lise Grande ha quantificato la richiesta di finanziamenti che le NU estendono agli stati membri per la risposta umanitaria in Iraq a $ 800 milioni. Inoltre, ha affermato come ogni singolo dollaro sia strettamente necessario.


256